Village VS City: riequilibrare il territorio è la grande sfida del futuro

Village VS City: riequilibrare il territorio è la grande sfida del futuro

Village VS City: riequilibrare il territorio è la grande sfida del futuro

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18 ore fa

C'è un bar a Pietramontecorvino che apre tutte le mattine, anche d'estate, anche quando i tavolini fuori restano vuoti per ore. Chi lo gestisce lo fa perché sente, forse anche inconsapevolmente, che un paese senza bar smetterebbe ben presto di sentirsi “paese”. In poco tempo, resterebbe solo un dolce ricordo fatto di case senza più una vita vissuta.

Pietramontecorvino, la nostra “Pietra”, è solo uno dei 29 borghi che compongono l’incantevole paesaggio dei Monti Dauni, nel cuore della Puglia settentrionale. Un territorio di circa 2.000 chilometri quadrati, tra le colline della Capitanata, al confine con Campania e Molise, dove la storia la scrive una civiltà contadina solida e orgogliosa, ormai da oltre mille anni. Un’umanità discreta e operosa che oggi, lentamente ma inesorabilmente, rischia di scomparire.

I numeri purtroppo, parlano chiaro. Nel 1967 i 29 comuni dei Monti Dauni contavano complessivamente 96.557 abitanti. Oggi, secondo i dati ISTAT aggiornati a maggio 2025, ne restano appena 52.119. Un calo di quasi 44.500 persone in meno di sessant'anni — oltre il 45% della popolazione originaria — che i demografi considerano “irreversibile”, se non si interviene con urgenza.

Le due Italie che non si parlano

In parallelo, mentre i Monti Dauni si svuotano, le grandi città italiane continuano a fare i conti con un problema opposto ma speculare. Milano è la città più cara d'Europa per i giovani under 35. A Roma i canoni di affitto in alcune zone centrali hanno superato i livelli di Barcellona e Berlino. A Napoli, Torino e Bologna il problema abitativo è diventato uno dei temi politici più esplosivi degli ultimi anni, mentre le periferie crescono, i tempi di pendolarismo si allungano, la qualità della vita peggiora.

Secondo il rapporto Legambiente "Borghi Avvenire", dal 2001 al 2024 la popolazione dei piccoli borghi italiani sotto i 5.000 abitanti è diminuita dell'8,5%, mentre quella delle città con oltre 10.000 abitanti è cresciuta del 7%. Due curve che si incrociano e descrivono una Italia che si stringe lì dove non c’è più spazio, lasciando indietro territori bellissimi, ma ormai vuoti.

Le conseguenze di tutto questo però, non sono solo demografiche. Quando le città si svuotano, chiudono presidi sanitari, spariscono scuole, scompaiono i trasporti pubblici. Lentamente, si riducono i fondi per la manutenzione delle infrastrutture di collegamento e i rischi idrogeologici — già altissimi in zone come il subappennino dauno — si aggravano, per assenza di monitoraggio. 

Le radici dell’opportunità

Ciò nonostante, i territori che si svuotano non sono ancora del tutto persi. Sono territori che custodiscono ancora patrimoni architettonici d’inestimabile valore, paesaggi naturali intatti, microclimi preziosi e reti di connessioni ambientali che le città non possono più offrire. Il tutto, con un prezzo del suolo (edilizio e agricolo) che non ha eguali nel resto della penisola.

Per questo crediamo che sia ancora possibile invertire la tendenza, anche se difficile. Il borgo di Casalnuovo Monterotaro ad esempio, a pochi chilometri da Pietramontecorvino, ha visto crescere la propria popolazione — passata da 1.388 a 1.403 abitanti a fine 2025 — grazie a un modello di accoglienza e integrazione che ha trasformato la presenza di nuovi residenti in linfa vitale per la comunità locale.

Proprio per tali obiettivi, in questi anni, il PNRR ha messo sul tavolo risorse significative per la rigenerazione dei borghi. La ZES Unica Mezzogiorno offre incentivi fiscali e semplificazioni burocratiche che rendono le aree interne del Sud più attrattive per gli investimenti industriali. Il tema della connettività digitale nelle aree rurali — con i cantieri per la fibra ottica e il 5G.

Il ruolo delle costruzioni

In tutto questo, crediamo che le imprese di costruzioni abbiano un ruolo che vada ben oltre il semplice “costruire". Sono infatti le uniche realtà imprenditoriali con competenze utili a trasformare, in concreto, un  semplice borgo in un nuovo polo attrattivo: restaurando edifici storici, ristrutturando quelli abbandonati, creando hub di coworking e spazi polifunzionali.

Perché la rigenerazione territoriale, secondo la nostra visione, è prima di tutto un atto di politica industriale e sociale che richiede partnership tra pubblico e privato. Una partnership capace di stimolare la cooperazione tra comunità locali, operatori economici e progettisti culturali in grado di “costruire” con visione e lungimiranza. Richiede imprese che conoscano il territorio — le sue fragilità, le sue potenzialità, le tecniche costruttive legate al clima e alla geologia locale — e che abbiano la struttura per operare anche dove “i margini” potrebbero essere più sottili ma il senso dell'intervento diventa più profondo. Imprese, proprio come la nostra.

Da Pietra con lo sguardo verso il Mondo

Se scegliamo di affrontare tali sfide, lo facciamo per un motivo ben preciso. Cetola S.p.A. è nata proprio in uno di questi piccoli borghi. Le sue radici affondano in quella "provincia semplice e operaia" — come raccontiamo nella nostra storia aziendale — che ha formato generazioni di persone capaci di costruire con le mani e col cuore. Quarant'anni fa, Antonio Cetola realizzava impianti idraulici all’ombra di queste colline. Oggi l'azienda realizza grandi infrastrutture in tutta Italia e guarda al futuro con la consapevolezza di chi sa cosa significa costruire in contesti difficili.

Sappiamo che riequilibrare i pesi di un Paese come il nostro non è un'operazione solo romantica. È un lavoro complesso, fatto di progettazione, esperienza e risorse che bisogna saper intercettare, per trasformarle in opere di concreto valore. Ma sappiamo anche che quel piccolo bar a Pietramontecorvino racconta qualcosa che va oltre la tecnica: racconta di una cura per il territorio che inizia da chi decide di non arrendersi.

Cetola S.p.A.
Diamo forma al tuo futuro

 

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